TESTO DELLA LEGGE

TESTO DELLA LEGGE “180”:

ARTICOLI 31-70

DELLA CESSIONE DEGLI STIPENDI E SALARI DEGLI IMPIEGATI E SALARIATI NON DIPENDENTI DALLO STATO

Art.51
(Facoltà dei non dipendenti dello Stato di contrarre prestiti)

Gli impiegati e salariati delle amministrazioni indicate nell’art. i e non contemplati nel Titolo II, possono contrarre prestiti alle condizioni e per la durata stabilite nell’art. 6.

Art.52
(Impiegati e salariati a tempo indeterminato o con contratti collettivi di lavoro)

Gli impiegati e salariati delle amministrazioni indicate nel precedente articolo, assunti in servizio a tempo indeterminato a norma della legge sul contratto d’impiego privato od in base a contratti collettivi di lavoro, possono fare cessione di quote di stipendio o di salario non superiore al quinto per il periodo di cinque o di dieci anni, quando siano addetti a servizi di carattere permanente, siano provvisti di stipendio o salario fisso e continuativo ed abbiano compiuto, nel caso di cessione quinquennale, almeno cinque anni e, nel caso di cessione decennale, almeno dieci anni di servizio utile per l’indennità di anzianità.

Art.53
(Istituti autorizzati a concedere prestiti)

Sono autorizzati a concedere prestiti agli impiegati ed ai salariati di cui al presente titolo soltanto gli istituti indicati nell’art.15.

Art.54
(Garanzia dell’assicurazione o altre malleverie)

Le cessioni di quote di stipendio o di salario consentite a norma del presente titolo devono avere la garanzia della assicurazione sulla vita e contro i rischi di impiego od altre malleverie che ne assicurino il ricupero nei casi in cui, per cessazione o riduzione di stipendio o salario o per liquidazione di un trattamento di quiescenza insufficiente, non sia possibile la continuazione dell’ammortamento o il ricupero dei residuo credito. Non è consentito prestare garanzia in favore del cedente mediante cessione, da parte di altro impiegato o salariato di pubblica amministrazione, di una quota del proprio stipendio o salario. Gli istituti autorizzati a concedere prestiti ai sensi del presente titolo non possono assumere in proprio i rischi di morte o di impiego dei cedenti, ad eccezione dell’Istituto Nazionale delle Assicurazioni e delle società di assicurazione.

Art.57
(Disposizioni estensibili ai ferrovieri e agli operai dello Stato non aventi assegni fissi e continuativi)

Le norme di cui agli articoli 51, 52, 54 e 55 sono estese, in quanto applicabili, ai ferrovieri dipendenti dallo Stato ed agli operai dello Stato che non godono di un assegno fisso e continuativo, purché la cessione sia fatta da società mutue cooperative di credito o di consumo costituite nella rispettiva categoria.

DELLA DELEGA A PAGARE, SOPRA STIPENDI, SALARI E PENSIONI, LE PIGIONI E LE QUOTE DI PREZZO DI ALLOGGI POPOLARI ED ECONOMICI NONCHE’ LE QUOTE PER SOTTOSCRIZIONE A PRESTITI NAZIONALI

Art.58
(Facoltà e limiti delle deleghe)

Gli impiegati e salariati e i pensionati delle pubbliche amministrazioni indicate nell’art.1 hanno facoltà di rilasciare delega, fino alla metà dello stipendio o salario o della pensione, per il pagamento delle quote del prezzo o della pigione afferenti ad alloggi popolari od economici costruiti dagli enti o dalle società di cui agli articoli 16 e 22 del testo unico delle disposizioni sulla edilizia popolare ed economica approvato con Regio decreto 28 aprile 1938, n.1165. La delegazione sullo stipendio o salario si riversa sulla pensione fino ad estinzione del debito. La delegazione può essere fatta a favore degli istituti finanziatori e degli enti o società mutuanti, nonché degli istituti di assicurazione per il pagamento del prezzo dell’alloggio.
DEL CONCORSO DI VINCOLI SUGLI STIPENDI, SALARI, PENSIONI

Art.67
(Singolo atto per ogni cessione e a favore di un solo istituto)

In uno stesso atto non può essere stipulata la cessione di quote di stipendio o di salario se non da parte di un solo cedente in favore di un solo istituto cessionario.

Art.68
(Limiti nella consistenza di sequestri o pignoramenti e cessioni)

Quando preesistono sequestri o pignoramenti, la cessione, fermo restando il limite di cui al primo comma dell’art.5, non può essere fatta se non limitatamente alla differenza tra i due quinti dello stipendio o salario valutati al netto delle ritenute e la quota colpita da sequestri o pignoramenti. Qualora i sequestri o i pignoramenti abbiano luogo dopo una cessione perfezionata e debitamente notificata, non si può sequestrare o pignorare se non la differenza fra la metà dello stipendio o salario valutati al netto di ritenute e la quota ceduta, fermi restando i limiti di cui all’art.2.

Art.69
(Limiti nella consistenza di sequestri o pignoramenti e delegazioni)

Quando preesistano sequestri o pignoramenti, la delegazione sullo stipendio, salario o pensione a norma dello art.58 e la ritenuta a norma dell’art.60 sono consentite soltanto sulla differenza fra la metà dello stipendio, salario o pensione valutati al netto di ritenute e le somme precedentemente vincolate. La limitazione di cui al precedente comma non si applica alle ritenute disposte a norma degli articoli 61 e 62. Quando preesista delegazione o ritenuta, i sequestri e i pignoramenti non possono colpire se non l’eventuale differenza fra la metà dello stipendio, salario o pensione valutati al netto di ritenute e l’importo della delegazione o ritenuta.

Art.70
(Limiti nel caso di concorso di cessione e delegazione)

Nel caso di concorso di cessione e delegazione, non può superarsi il limite della metà dello stipendio o salario se non quando l’amministrazione dalla quale l’impiegato o il salariato dipende ne riconosca la necessità e dia il suo assenso. Per i pensionati l’assenso è dato dall’amministrazione alla quale fa carico la pensione.
Con l’art.68 del menzionato titolo V è stabilito:
1. Nel caso di preesistenza di sequestri o pignoramenti, la cessione può essere fatta entro il limite della differenza tra i due quinti dello stipendio o salario, valutati al netto delle ritenute, e la quota colpita da sequestri o pignoramenti e fermo restando il limite previsto dall’art.5 del medesimo Decreto.
2. Nel caso di preesistenza di cessione perfezionata e debitamente notificata, il sequestro o pignoramento può essere ordinato entro il limite della differenza tra la metà dello stipendio o salario, valutati al netto delle ritenute, e la quota ceduta, fermi restando i limiti previsti dall’art.2 del medesimo Decreto.
3. Nel caso di preesistenza di sequestri o pignoramenti, la delegazione di cui all’art.68 e la ritenuta di cui all’art.60 del medesimo Decreto 180/50 (fino alla metà dello stipendio, salario o pensione per il pagamento delle quote del prezzo o della pigione afferenti agli alloggi popolari od economici specificati negli stessi artt.58 e 60) sono consentite soltanto entro la differenza tra la metà dello stipendio, salario o pensione, valutati al netto di ritenute, e le somme precedentemente vincolate. Tale limitazione non si applica alle ritenute disposte a norma degli artt.61 e 62 del Decreto medesimo (casi di morosità di soci di cooperative edilizie verso la Cassa DD. e PP. e altri casi analoghi verso alcune altre Amministrazioni dello Stato).
4. Nel caso di preesistenza delle delegazioni o ritenute di cui al paragrafo precedente, i sequestri o pignoramenti non possono colpire se non l’eventuale differenza fra la metà dello stipendio, salario o pensione, valutati al netto di ritenute, e l’importo della delegazione o ritenuta.
5. Nel caso di concorso di cessione e delegazione, non può superarsi il limite della metà dello stipendio o salario se non con l’assenso dell’Amministrazione dalla quale si dipende che ne deve riconoscere la necessità. Per i pensionati l’assenso è dato dall’Amministrazione alla quale fa carico la pensione.

Art.13
(Determinazione delle quote cedibili)

Agli effetti della determinazione della quota cedibile, gli stipendi o i salari debbono essere depurati dalle ritenute per imposte, per il trattamento di quiescenza e per altri titoli previsti da norme di legge, comprese le ritenute per, contributo al Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato.

Art.14
(Dichiarazione dimostrativa dello stipendio o del salario)

Ai fini della liquidazione del prestito verso cessione di quote di stipendio o di salario, l’interessato deve munirsi di una dichiarazione in duplice esemplare, su apposito modello predisposto dall’amministrazione del Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato, dalla quale risultino:
a) nome, cognome e paternità dell’interessato;
b) la qualifica e l’amministrazione dalla quale dipende;
c) l’ammontare dello stipendio mensile, oppure del salario ragguagliato a mese con la norma dell’art.12 del testo unico, escluso ogni emolumento che non sia valutabile ai fini del trattamento di quiescenza;
d) le ritenute che per legge gravano mensilmente sullo stipendio o sul salario;
e) gli eventuali oneri mensili in corso per sequestri, pignoramenti, cessioni, quote di prezzo o canoni d’affitto di case popolari o economiche o per altre cause, con l’indicazione dei ereditari. Detta dichiarazione è rilasciata in carta libera dall’ufficio incaricato della emissione dell’ordine per il pagamento dello stipendio o del salario e deve essere consegnata al titolare dopo che ne sia stata accertata l’identità ovvero deve essergli trasmessa, se richiesta, direttamente per posta. E’ vietato il rilascio della dichiarazione per stipendi o salari che non siano dovuti a dipendenti dello Stato indicati negli articoli da 6 a 10 del testo unico o che non siano stati sottoposti alla ritenuta per contributo a favore del Fondo, a norma degli articoli 17 e 18 del testo unico medesimo.

Art.15
(Certificato di sana costituzione fisica del cedente)
L’impiegato o il salariato che voglia contrarre un prestito verso cessione di quote di stipendio o di salario deve provare di aver sana costituzione fisica, mediante certificato rilasciato da un medico provinciale, da un ufficiale sanitario comunale, da un medico militare in attività di servizio o da un medico incaricato dall’Amministrazione da cui dipende.
Per i dipendenti dalla Amministrazione delle poste e delle telecomunicazioni i certificati di sana costituzione fisica possono essere rilasciati anche da medici delle Ferrovie dello Stato.
Per i salariati in servizio presso un ufficio o stabilimento governativo dove esiste un medico incaricato del servizio sanitario, il certificato deve essere rilasciato dal medico stesso. Ove questo manchi o sia impedito, il certificato può essere rilasciato da uno dei medici indicati nei commi precedenti; in tal caso il capo dell’ufficio che trasmette gli atti per il prestito deve fare risultare la mancanza o impedimento del medico incaricato. Il sanitario, dopo avere accertato la indennità personale del richiedente, lo sottopone a visita e non può rifiutarsi di rilasciare il relativo certificato. Egli ha diritto ad un compenso da parte del richiedente nella misura della metà della tariffa stabilita dall’Alto Commissariato per la igiene e la sanità pubblica (1) per le visite individuali a domicilio da parte del medici provinciali. Il certificato della visita sanitaria deve essere redatto su apposito modello a stampa predisposto dall’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato. Il sanitario che rilascia il certificato deve fare attestare la sua qualità e autenticare la sua firma dal prefetto, dal sindaco, dalla superiore autorità militare, dal capo dell’ispettorato sanitario compartimentale delle Ferrovie dello Stato, dal capo dell’ufficio o stabilimento, a seconda che si tratti di medico provinciale, di ufficiale sanitario comunale, di medico militare, di medico delle Ferrovie dello Stato o di medico incaricato presso un ufficio o stabilimento. Il certificato non può essere consegnato al richiedente, ma deve essere consegnato o spedito, in busta chiusa, al capo dell’ufficio dal quale dipende l’interessato. Il certificato medico cessa di essere valido qualora pervenga, con la relativa domanda, all’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato dopo 45 giorni dalla data del suo rilascio.

Art.17
(Conto del residuo debito per cessione preesistente)

L’impiegato o il salariato che abbia una cessione in corso verso uno degli istituti indicati nell’art.15 del testo unico e intenda contrarre un nuovo prestito verso cessione di quote di stipendio o di salario deve chiedere all’istituto cessionario il conto del residuo debito, al fine della estinzione di quest’ultimo. L’istituto cessionario è tenuto a rilasciare il conto in doppio originale, entro dieci giorni dalla richiesta su apposito modulo a stampa predisposto dall’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato. Il cedente, ove riconosca la regolarità del conto, dichiara, in calce a ciascuno dei due esemplari, di accettarlo e di autorizzare il nuovo mutuante ad estinguere il residuo debito computando gli interessi fino a tutto il mese nel quale ne effettua il pagamento. I due esemplari del conto debbono, dall’interessato, essere prodotti all’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato, insieme al nuovo contratto di mutuo stipulato con uno degli istituti indicati nell’art.15 del testo unico o con la domanda per concessione di prestito sul Fondo. La produzione del conto è obbligatoria anche nel caso in cui il nuovo mutuante sia lo stesso cessionario precedente.Non occorre la presentazione del conto quando la precedente cessione sia stata consentita a favore del Fondo o sia stata da questo riscattata.

Art.18
(Domande di prestito ad istituti autorizzati)
Chi intenda contrarre un prestito verso cessione di quote di stipendio o di salario con uno degli istituti indicati nell’art.15 del testo unico deve fame domanda in quattro esemplari all’istituto mutuante, su apposito modello predisposto dall’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato. Dalla domanda devono risultare:
a) il nome, il cognome, la paternità, lo stato civile e la qualifica del richiedente;
b) l’amministrazione dalla quale dipende;
c) il numero delle quote mensili dello stipendio o del salario delle quali intenda fare cessione, l’importo costante di ciascuna quota espressa in unità di lire e l’ammontare complessivo delle quote stesse che costituisce lo importo lordo del prestito.
La domanda deve essere presentata al capo dell’ufficio dal quale l’interessato dipende.

Art.19
(Attestazione del capo di ufficio del richiedente sulla domanda di prestito)

Sulla domanda di cui al precedente articolo, il capo dell’ufficio dal quale il richiedente dipende attesta sotto la propria responsabilità:
a) l’esattezza delle generalità;
b) la data di nascita;
c) la data di prima nomina all’impiego;
d) il periodo di servizio utile, alla data della domanda, per il trattamento di quiescenza, dando gli opportuni chiarimenti ove tale periodo non concordi con la data di prima nomina e fornendo l’indicazione dell’eventuale decreto Ministeriale registrato alla Corte dei conti che abbia stabilito il riscatto dei servizi straordinari anteriori;
e) che il richiedente non è soggetto agli obblighi di leva;
f) che è attualmente in servizio attivo ed è in possesso dei requisiti richiesti nell’art.6 del testo unico;
g) che non sono in corso, né previsti, provvedimenti che possano avere per effetto la cessazione o la diminuzione anche temporanea dello stipendio o del salario;
h) la forma del trattamento di quiescenza.
I quattro esemplari della domanda sui quali sono state aggiunte le attestazioni sopraindicate, insieme con un esemplare della dichiarazione relativa allo stipendio, o al salario indicato nel precedente art.14, sono, dall’ufficio dal quale dipende il richiedente, spediti direttamente all’istituto cui la domanda è diretta.

Art.20
(Forma ed elementi dei contratti con istituti autorizzati)

L’istituto mutuante, ricevuti gli atti indicati nel precedente articolo, esprime il proprio consenso sui quattro esemplari della domanda precisando;
a) l’ammontare lordo del prestito;
b) il numero e relativo importo delle quote mensili di stipendio o di salario da cedersi, per l’estinzione del prestito, che devono essere di eguale misura:
c) il saggio annuo dell’interesse;
d) l’ammontare complessivo degli interessi dovuti per l’intera durata della cessione, liquidati a scalare per mese e da trattenersi anticipatamente sull’importo del prestito.
Dichiara, altresì, che dalla somma mutuata dovranno essere anche detratti l’importo dei diritti del Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato, l’ammontare del residuo debiti per precedente cessione ed ogni altro eventuale debito indicato dal Fondo, le spese di amministrazione e la tassa di registro.
Il consenso da parte dell’istituto mutuante è dato con firma del rappresentante legale e timbro dell’istituto stesso, che restituisce gli atti all’ufficio dal quale li ha ricevuti.
Il consenso da parte del mutuatario è dato con sua firma, escluso qualsiasi mandatario o intermediario.

Art.22
(Accertamento della regolarità del contratto e concessione di garanzia)

L’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato, ricevuto il contratto di prestito, lo esamina per controllare l’osservanza delle disposizioni di legge e di regolamento, nonché la liquidazione degli interessi e delle spese accessorie. Accertata la regolarità degli atti, concede la garanzia a carico del Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato e contemporaneamente liquida a favore del Fondo stesso l’importo delle spese di amministrazione e quello del premio compensativo del rischio ai sensi dell’art.27 del testo unico. La dichiarazione di garanzia, apposta sui quattro esemplari del contratto, contiene l’espresso richiamo alle disposizioni del testo unico e la indicazione dettagliata delle somme che l’istituto mutuante deve trattenere sull’importo del mutuo e Versare al Fondo o ad altro istituto creditore per eventuale precedente cessione. La concessione della garanzia viene annotata in apposito registro insieme con l’indicazione analitica delle somme spettanti al Fondo, ai fini della vigilanza sulla loro riscossione nei termini stabiliti dall’art.41 del testo unico.

Art.23
(Provvedimenti dopo la concessione della garanzia)

L’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato, concessa la garanzia, provvede come appresso:
a) trasmette in piego raccomandato all’istituto mutuante due originali del contratto dei quali uno per l’Ufficio del registro e, ove si abbia residuo debito per precedente cessione da estinguere, un esemplare della relativa situazione accettata dal debitore;
b) trasmette in piego raccomandato all’ufficio che dispone il pagamento dello stipendio o del salario un altro originale del contratto ed un esemplare dello stato dello stipendio o del salario mensile di cui all’articolo 14, con invito a provvedere alla esecuzione del contratto medesimo facendo espressa indicazione dell’importo e della data di decorrenza della trattenuta da eseguirsi sullo stipendio o sul salario nonché della data di cessazione della ritenuta per eventuale cessione precedente;
c) informa il mutuatario della concessa garanzia, della liquidazione delle somme che debbono essere prelevate dall’importo del mutuo e delle disposizioni impartite circa le ritenute da eseguirsi sullo stipendio o sul salario;
d) dà avviso diretto delle ritenute medesime all’ufficio che cura la esecuzione del pagamento dello stipendio o del salario, ove sia esso distinto dall’ufficio ordinatore;
e) dà notizia, altresì, del contratto all’ufficio del registro della circoscrizione nella quale ha sede l’istituto mutuante;
f) trattiene nei propri atti il quarto originale del contratto con tutti i documenti che lo corredano.
I pieghi raccomandati di cui alle lettere a) e b) non possono contenere che un solo contratto con i relativi allegati.

Art.24
(Obbligo della registrazione del contratto da parte del mutuante)

Il contratto di mutuo deve essere sottoposto alla registrazione a cura dell’istituto mutuante, entro venti giorni da quello della ricevuta notizia della concessione della garanzia nel modo stabilito nella lettera a) dell’articolo precedente.

Art.27
(Istruttoria della domanda di prestito diretto)

L’ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato accerta la regolarità dei documenti prodotti, la esistenza delle condizioni e dei requisiti prescritti per la cessione di quote di stipendio o di salario e sottopone, quindi, la domanda stessa alle determinazioni del Comitato amministrativo.

Art.30
(Liquidazione ed ammortamento del prestito)

L’ammortamento del prestito concesso ha inizio dal primo giorno del mese immediatamente successivo a quello della somministrazione e, agli effetti del calcolo degli interessi, l’ammortamento si considera iniziato dal primo giorno del terzo mese.
Sono liquidati distintamente:
a) l’importo lordo del prestito;
b) l’importo degli interessi calcolati per l’intero periodo di ammortamento del prestito, col metodo a scalare, al saggio del 4,50%;
c) le spese di amministrazione nella misura di lire 0,50% sull’importo lordo del prestito;
d) il premio compensativo dei rischi pari al 2% dell’importo lordo del prestito ove sia estinguibile fino a 5 anni, o del 4% ove il prestito sia estinguibile oltre il quinquennio;
e) l’interesse al saggio del 4,50% per l’anticipato pagamento relativamente al periodo che intercorre fra la data di emissione del mandato e quella d’inizio dell’ammortamento del prestito;
f) il residuo debito netto per eventuale precedente cessione, liquidato alla data di inizio dell’ammortamento del nuovo prestito;
g) l’importo di ogni altro eventuale credito dei Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato.
Per la misura delle percentuali di cui alle lettere b), c), d), e) è fatta salva ogni eventuale modificazione prevista dagli articoli 26 e 27 del testo unico.
Gli elementi di ogni liquidazione sono annotati distintamente in apposito registro.

Art.31
(Somministrazione del prestito – Estinzione della precedente cessione)

L’importo delle somme indicate nel secondo comma dell’articolo precedente alle lettere da b) a g) è detratto dall’ammontare lordo del prestito e la somministrazione del residuo importo netto si effettua con l’emissione di un ordinativo di pagamento. Qualora il residuo debito netto per precedente cessione sia dovuto ad uno degli istituti indicati nell’articolo 15 del testo unico, tale debito si estingue mediante la contemporanea emissione di un altro ordinativo a favore dello istituto creditore.

Art.32
(Comunicazione agli uffici al fine della trattenuta delle quote cedute)

La concessione del prestito sul Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato deve essere comunicata all’ufficio che ordina il pagamento dello stipendio o del salario al cedente.
La comunicazione deve essere fatta mediante lettera raccomandata e deve contenere:
a) la indicazione dettagliata di tutti gli elementi indicati nell’art.30;
b) l’importo netto del prestito concesso e gli estremi dell’ordinativo di pagamento;
c) il numero e l’importo delle quote da trattenersi sullo stipendio o sul salario mensile per l’ammortamento del prestito e la relativa decorrenza;
d) la data in cui deve considerarsi cessata la trattenuta per l’eventuale precedente cessione in corso.
Analoga comunicazione deve essere fatta al cedente ed all’ufficio che cura la esecuzione del pagamento dello stipendio o del salario, ove questo sia distinto dall’ufficio ordinatore.

Art.36
(Obblighi dell’Amministrazione terza debitrice ceduta)

La comunicazione prevista negli articoli 23 e 32 costituisce l’Amministrazione dalla quale il cedente dipende terza debitrice ceduta, ai sensi della legge civile, per le quote di stipendio o di salario cedute.
Le quote di stipendio o di salario cedute e non trattenute alle rispettive scadenze sono recuperabili a cura della suddetta Amministrazione a norma dell’art.3 del regio decreto-legge 19 gennaio 1939, n. 295, convertito nella legge 2 giugno 1939, n. 734, distintamente dalle quote cedute che si maturano di mese in mese.
Nel caso in cui l’impiegato o il salariato debitore passi alla dipendenza di altro ufficio della stessa o diversa Amministrazione statale, ovvero alla dipendenza di una delle altre Amministrazioni contemplate nell’art.1 del testo unico, l’ufficio che aveva l’obbligo di curare la esecuzione della cessione, e sia consapevole di detto passaggio, comunica, per mezzo di lettera raccomandata, al nuovo ufficio del cedente, ai fini della prosecuzione della ritenuta mensile, i dati originari concernenti la cessione medesima, nonché il conto delle ritenute eseguite e dei versamenti fatti al cessionario. Della comunicazione medesima deve essere data immediata notizia all’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato e, nel caso di contratto con uno degli istituti di cui all’art.15 del testo unico, anche al cessionario.

Art.38
(Trattamento di quiescenza con forma assicurativa Cautele speciali)

Quando il trattamento di quiescenza consiste in tutto o in parte in una forma assicurativa, l’impiegato o il salariato beneficiario delle relative polizze, per contrarre un mutuo verso cessione di quote dello stipendio o del salario, deve impegnarsi di non chiedere all’Istituto assicuratore operazioni di prestito o riscatto e non costituire vincoli sulle polizze in qualsiasi altro modo fino alla concorrenza dell’importo lordo del mutuo che intende stipulare verso cessione di quote dello stipendio o del salario. L’ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato dà comunicazione di tale impegno all’istituto assicuratore a mezzo di lettera raccomandata. Ove le dette polizze siano già gravate da vincoli, l’impiegato o il salariato beneficiario può contrarre un mutuo verso cessione di quote dello stipendio o del salario a condizione che con il ricavato di questa operazione siano prima estinti detti vincoli, fino alla concorrenza dell’importo lordo del mutuo.

Art.39
(Volontaria estinzione anticipata del prestito)

Anche prima che siano trascorsi i termini stabiliti nell’art.38 del testo unico, il Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato e gli istituti cessionari indicati nell’art.15 del testo unico medesimo possono consentire l’estinzione anticipata dei prestiti rispettivamente concessi, salvo lo sconto degli interessi e salvo l’abbuono del premio compensativo dei rischi, a norma del detto art.38 del testo unico.

Art.40
(Estinzione anticipata obbligatoria per nuova cessione)

Nel caso di estinzione anticipata di una cessione in corso per effetto di una nuova cessione, la restituzione della quota del premio compensativo del rischio da parte del Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato, prevista nel secondo comma dell’art.40 del testo unico, si effettua mediante compensazione col premio dovuto sulla nuova operazione.

Art.41
(Quote ridotte da trattenersi in caso di riduzione di emolumenti)

Nel caso di riduzione dello stipendio o del salario, le quote ridotte da trattenersi al cedente ai sensi dell’art.35 del testo unico si determinano trascurando le frazioni di lire.

Art.42
(Obblighi nei casi di riduzione, sospensione o cessazione degli emolumenti)

Per gli effetti degli articoli 32, 43, 44 e 45 del testo unico l’ufficio che ordina il pagamento dello stipendio o del salario al cedente deve dare immediata notizia all’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato di ogni fatto che determini riduzione, sospensione o cessazione dello stipendio o del salario indicando, in quest’ultimo caso, se si faccia luogo a trattamento di quiescenza. Indipendentemente dall’obbligo di cui sopra, nel caso previsto nel secondo comma dell’art.35 del testo unico, l’ufficio deve disporre la diminuzione della ritenuta sullo stipendio o sul salario ridotto. Ove il cedente cessi dal servizio con diritto ad assegno continuativo di quiescenza, l’ufficio da cui il cedente pendeva comunicherà in tempo utile, anche ai fini degli obblighi di terzo debitore ceduto, all’ufficio tenuto alla liquidazione della pensione, ovvero all’istituto di previdenza o di assicurazione, le notizie e i dati necessari perché si possa disporre per la esecuzione, fin dall’inizio, delle ulteriori ritenute sull’assegno continuativo di quiescenza.
Nel caso di cui al terzo comma dell’art.43 del testo unico l’amministrazione dalla quale dipendeva il cedente ovvero l’istituto di previdenza o di assicurazione, prima di pagare l’indennità o il capitale assicurato dovuto, deve attendere che l’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato indichi la somma da trattenersi sull’indennità o sul capitale assicurato fino alla concorrenza del residuo debito per cessione.

Art.43
(Caso di indennità una volta tanto spettante al cedente)

Nel caso di cui all’art.44 del testo unico, prima di pagare al cedente la somma spettantegli una volta tanto all’atto della cessazione dal servizio, si devono attendere le determinazioni dell’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato.

Art.44
(Facoltà del Fondo di esercitare diritti del cedente)

Il Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato ha facoltà di compiere in sostituzione dell’impiegato o del salariato debitore gli atti necessari per la liquidazione dell’assegno di quiescenza ed altre indennità ove non sia prevista una procedura di ufficio.

Art.45
(Sconto di interessi ed abbuono del premio rischi)

Nel caso previsto dall’ultimo comma dell’art.43 del testo unico, lo sconto degli interessi e del premio compensativo del rischio si calcola all’atto del pagamento della somma spettante al cessionario, considerando il pagamento stesso come effettuato alla fine del mese in cui ha luogo. La stessa norma si applica nel caso dell’art.44 del testo unico, quando con la ritenuta ivi prevista si effettui la estinzione anticipata del mutuo.

Art.57
(Certificati dimostrativi dello stipendio e del salario)

Gli impiegati e i salariati delle Amministrazioni indicate nell’art.1 del testo unico e non contemplati nel titolo II del testo medesimo, che intendono contrarre un prestito verso cessione di quote dello stipendio o del salario devono presentare all’ente mutuante una dichiarazione circa lo stipendio o il salario che percepiscono, nella quale siano indicati gli elementi prescritti nell’art.14 del presente regolamento.Detta dichiarazione è rilasciata dall’Amministrazione dalla quale l’impiegato o il salariato dipende.

Art.58
(Conto del residuo debito per cessione preesistente)

Gli impiegati e i salariati di cui all’articolo precedente che hanno una cessione in corso e intendono contrarre un nuovo prestito verso cessione di quote di stipendio o di salario con un istituto diverso devono chiedere al precedente cessionario il conto del residuo debito, che dovrà essere estinto con la nuova cessione. Il precedente cessionario è tenuto a rilasciare il conto entro dieci giorni dalla richiesta. Il cedente, se trova il conto regolare, dichiara di accettarlo ed autorizza il nuovo mutuante ad estinguere il residuo debito computando gli interessi fino a tutto il mese nel quale ne effettua il pagamento. Se l’impiegato o il salariato ha in corso una cessione di quote dello stipendio o del salario, l’amministrazione dalla quale dipende non può riconoscere e dare corso ad una cessione nuova se non le viene fornita la prova della avvenuta estinzione del debito per la cessione precedente.

Art.59
(Obblighi dell’Amministrazione terza debitrice ceduta)

La notificazione della cessione costituisce l’Amministrazione dalla quale il cedente dipende terza debitrice ceduta, ai sensi della legge civile, per le quote di stipendio o di salario cedute.
Nel caso in cui l’impiegato o il salariato debitore passi alla dipendenza di una delle altre Amministrazioni contemplate dall’art.1 del testo unico, quella che aveva l’obbligo di curare la esecuzione della cessione, e sia consapevole di detto passaggio, comunica, per mezzo di lettera raccomandata, all’altra Amministrazione, ai fini della prosecuzione della ritenuta mensile, i dati originari concernenti la cessione medesima, nonché il conto delle ritenute eseguite e dei versamenti fatti al cessionario.

Art.60
(Calcolo delle quote cedute – Casi di riduzione degli emolumenti)

Le quote mensili dello stipendio o del salario di cui si vuol fare la cessione devono essere indicate per importo costante ed in unità di lire. Nel caso di riduzione dello stipendio o del salario gravato di cessione che obblighi a ridurre le quote mensili da trattenere per detta cessione, tali quote si determinano trascurando le frazioni di lire.

Art.61
(Obblighi nei casi di riduzione, sospensione, o cessazione degli emolumenti)
Per gli effetti dell’art.43 del testo unico richiamato nell’art.55 del testo medesimo, l’amministrazione che provvede al pagamento dello stipendio o del salario gravato di cessione deve dare immediata notizia all’istituto cessionario ovvero all’istituto assicuratore od al fideiussore che si sia surrogato al cessionario, di ogni fatto che determini riduzione, sospensione o cessazione del versamento della quota ceduta, indicando in quest’ultimo caso se si faccia luogo a trattamento di quiescenza. Nel caso di cui al terzo comma dell’art.43 del testo unico, l’amministrazione dalla quale dipendeva il cedente, ovvero l’istituto di previdenza o di assicurazione, prima di pagare l’indennità o il capitale assicurato dovuto, deve attendere che l’istituto cessionario, ovvero l’istituto assicuratore o il fideiussore che si sia surrogato al cessionario, indichi la somma da trattenersi sull’indennità o sul capitale assicurato fino alla concorrenza del residuo debito per cessione.

CESSIONE DEGLI STIPENDI E DEI SALARI DEGLI IMPIEGATI E SALARIATI DELLO STATO

Art.6
(Requisiti necessari per l’esercizio della facoltà di cessione)

Gli impiegati civili e militari e i salariati delle Amministrazioni dello Stato anche ad ordinamento autonomo possono contrarre prestiti, ai sensi dell’art. 5, qualora siano in attività di servizio, abbiano stabilità nel rapporto di impiego o di lavoro, siano provvisti di stipendio o salario fisso e continuativo ed abbiano diritto a conseguire un qualsiasi trattamento di quiescenza. I prestiti possono essere contratti per periodi di cinque o dieci anni, salva l’applicazione degli articoli 13 e 23.

Art.7
(Periodo minimo di servizio per l’esercizio della facoltà di cessione)

La facoltà di contrarre prestiti di cui al precedente articolo non può essere esercitata da chi non abbia compiuto quattro anni di servizio effettivo nel rapporto di impiego o di lavoro, valido ai fini del trattamento di quiescenza.
Il limite di quattro anni è ridotto ad anni due per gli impiegati e salariati ex combattenti della guerra italo-austriaca 1915-1918, ai quali sia stato riconosciuto il diritto alla polizza di assicurazione dei combattenti, nonché per gli impiegati e salariati ex combattenti della guerra 1940-43 e della guerra di liberazione e per coloro che abbiano ottenuto il riconoscimento della qualifica di partigiano ai sensi del decreto legislativo luogotenenziale 21 agosto 1945 n. 518.
Il limite di quattro anni è ridotto a due anche per gli impiegati e salariati che risultino invalidi, mutilati o feriti di guerra oppure decorati al valor militare.

Art.8
(Ufficiali e sottufficiali che sono considerati impiegati militari)

Si considerano impiegati militari ai sensi dellart. 6;
a) gli ufficiali in servizio permanente effettivo delle varie Forze armate e dei Corpi organizzati militarmente a servizio dello Stato. Sono parificati agli ufficiali in servizio permanente effettivo gli ufficiali invalidi o mutilati riassunti in servizio sedentario, ed inoltre quelli i quali, avendo cessato di appartenere ai ruoli di servizio permanente effettivo, siano in posizioni speciali con trattamento economico ragguagliato allo stipendio e con diritto a computare anche il periodo di durata di tali posizioni nel servizio utile per il futuro assegno di riposo.
b) i sottufficiali in servizio continuativo delle Forze armate e dei Corpi organizzati militarmente di cui sopra, aventi grado non inferiore a maresciallo ordinario o parificato.

Art.9
(Personali speciali che godono della facoltà di cessione)

Le disposizioni del presente titolo si applicano anche al personale dipendente dal Segretariato generale della Presidenza della Repubblica, al personale speciale del Consiglio nazionale delle ricerche, al personale dell’Accademia nazionale dei Lincei, a quello dell’Istituto centrale di statistica e degli Archivi notarili e ai segretari comunali e provinciali che sono equiparati a tutti gli effetti agli impiegati dello Stato.

Art.10
(Personale dipendente da istituti di istruzione costituiti in enti autonomi)

Le disposizioni del presente titolo si applicano, altresì, al personale retribuito sui bilanci propri degli istituti governativi di istruzione superiore e di istruzione classica, scientifica, magistrale, tecnica ed artistica, costituiti in enti autonomi, ove nei loro statuti o regolamenti sia stabilito l’obbligo di tutto il personale dipendente di contribuire al Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato a norma dell’art. 17 e tali enti effettuino regolarmente i versamenti.

Art.11
(Regolazione della facoltà di cessione per il personale delle Ferrovie dello Stato)

Per il personale dipendente dalla Amministrazione delle ferrovie dello Stato, la facoltà di contrarre prestiti verso cessione di quote di stipendio o salario è regolata dalle leggi che lo riguardano.
Per quanto non è contemplato in dette leggi si applicano le disposizioni del presente titolo.

Art.15
(Istituti ammessi a concedere prestiti)

Sono ammessi a concedere prestiti agli impiegati e salariati dello Stato ed ai personali di cui agli articoli 9 e 10, verso cessione di quote di stipendio o salario, soltanto gli istituti di credito e di previdenza costituiti fra impiegati e salariati delle pubbliche amministrazioni, l’Istituto nazionale delle assicurazioni, le società di assicurazione legalmente esercenti, gli istituti e le società esercenti il credito escluse quelle costituite in nome collettivo e in accomandita semplice, le casse di risparmio ed i monti di credito su pegno.

Art.16
(Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato e sue funzioni)

E’ costituito presso il Ministero del tesoro il ” Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato ” amministrato, con gestione speciale, dall’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato.
L’Ispettore generale preposto all’Ispettorato ha la rappresentanza legale del Fondo.
Presso il detto Ispettorato funziona un apposito ufficio di ragioneria.
Il Fondo è destinato:
1) a garantire gli istituti indicati nell’art. 15 contro i rischi di perdite per mutui accordati verso cessione di quote di stipendio o salario, per i quali l’amministrazione del Fondo abbia prestato garanzia;
2) a concedere prestiti diretti, verso cessione di quote di stipendio o salario, agli impiegati e ai salariati dello Stato ed ai personali di cui agli articoli 9 e 10, nei casi di accertate necessità familiari, entro i limiti delle disponibilità liquide di ciascun esercizio.
I rischi delle operazioni di prestito diretto fanno carico al Fondo.

Art.21
(Dei contratti di prestito stipulati con istituti autorizzati con garanzia del Fondo)

I prestiti verso cessione di quote di stipendio o salario concessi dagli istituti di cui all’art. 15 debbono risultare da contratti per iscritto, tra gli impiegati e salariati e gli enti mutuanti, stipulati con le modalità e nelle forme indicate dal regolamento. I contratti si perfezionano col provvedimento dell’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato che approva il contratto e concede la garanzia.
La garanzia ha effetto, rispetto al cessionario, dal giorno della somministrazione del mutuo purché tale somministrazione sia eseguita in data posteriore alla prestazione della garanzia, osservato quanto prescritto dal penultimo comma dell’articolo seguente.

Art.23
(Casi di licitazione della durata dei prestiti)

L’impiegato o il salariato cui manchino, per conseguire il diritto al collocamento a riposo, a norma delle disposizioni in vigore, meno di dieci anni, non può contrarre un prestito superiore alla cessione di tante quote mensili quanti siano i mesi necessari per il conseguimento del diritto al collocamento a riposo.
Gli ufficiali invalidi o mutilati di guerra, riassunti in servizio sedentario, possono contrarre prestiti in misura non superiore alla cessione di tante quote mensili quanti siano i mesi necessari per il raggiungimento dello speciale limite di età per il loro collocamento a riposo.
Per gli ufficiali nelle posizioni speciali, di cui all’articolo 8, i prestiti non possono essere superiori alla cessione di tante quote mensili quanti siano i mesi che mancano per la fine della posizione speciale.

Art.24
(Indicazione di coloro che non possono contrarre prestiti)

Non possono ottenere prestiti:
a) coloro che non comprovino, nei modi stabiliti dal regolamento, di avere sana costituzione fisica;
b) gli impiegati che siano compiuto i sessantacinquesimo anno di età o che lo compiano entro il mese successivo a quello in cui il prestito dovrebbe concedersi, e i salariati che abbiano compiuto o compiano nell’anzidetto termine, sessanta anni di età, se uomini e cinquantacinque, se donne;
c) coloro che siano ancora soggetti agli obblighi di leva;
d) coloro che non siano in attività di servizio. La esclusione per questo motivo non si applica agli ufficiali che si trovino nelle posizioni indicate nell’art. 8.

Art.25
(Casi di revocabilità della concessione dei prestiti e della garanzia)

Fino a che non sia avvenuta la somministrazione del mutuo, l’amministrazione del Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato, venendo in qualunque modo a conoscenza che esisteva o è sopravvenuto alcuno dei motivi che avrebbero potuto determinare, ai sensi degli articoli 23 e 24, la limitazione o il diniego della concessione del prestito diretto o della garanzia, può revocare la concessione del prestito diretto o della garanzia.

Art.26
(Interessi e inizio dell’ammortamento dei prestiti)

Gli interessi sono liquidati con il metodo a scalare al tasso del 4,50 per cento, modificabile, in seguito a conforme richiesta del Comitato amministrativo, di cui all’art. 22, con decreto del Presidente della Repubblica, da emanare su proposta del Ministro del tesoro e sentito il Consiglio dei Ministri. Gli interessi sono trattenuti in anticipo allo atto della somministrazione del prestito.
L’estinzione di ciascun prestito ha inizio dal primo giorno del mese immediatamente successivo a quello in cui il prestito è somministrato; agli effetti del calcolo degli interessi, si considera iniziata dal primo giorno del terzo mese.

Art.27
(Ritenute per spese di amministrazione e premio rischi)

Sull’importo lordo complessivo di ciascun prestito, concesso o garantito, si trattengono in anticipo a favore del Fondo:
a) una somma calcolata in ragione di L. 0,50 per cento per spese di amministrazione, modificabile, nei modi e con le forme di cui all’articolo precedente, con decreto del Presidente della Repubblica;
b) un premio compensativo dei rischi dell’operazione pari al 2 per cento per i prestiti estinguibili fino a cinque anni ed al 4 per cento per i prestiti estinguibili oltre il quinquennio, salva nuova determinazione da adottarsi con decreto del Presidente della Repubblica, nei modi e con le forme di cui alla lettera a).

Art.28
(Notificazione dei prestiti alle amministrazioni e suoi effetti)

L’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato dà comunicazione, a mezzo di lettera raccomandata, alle amministrazioni dalle quali dipendono i mutuatari, dei mutui da estinguersi con cessione di quote di stipendio o salario, concessi dal Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato o da altri istituti.
Le cessioni di quote di stipendio o salario hanno effetto, rispetto a dette amministrazioni, a decorrere dal primo del mese successivo a quello in cui ha avuto luogo la comunicazione.
Tale comunicazione vale come intimazione della cessione al debitore ceduto, ai sensi del codice civile.

Art.29
(Versamento delle quote trattenute per cessione)

Le quote di stipendio o salario trattenute per cessione debbono essere versate all’istituto cessionario entro il mese successivo a quello in cui si riferiscono.
Qualora i cedenti siano retribuiti con ruoli di spese fisse sul bilancio dello Stato e cessionario sia il Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato, dette quote sono versate in una sola volta per ciascun esercizio finanziario, nel mese di gennaio, salvo rimborso da parte del Fondo delle quote o parti di quote che in seguito risultassero non dovute.

Art.30
(Ritenute e versamenti delle quote cedute, dai segretari comunali – Azioni per mancato versamento)

I comuni hanno l’obbligo di trattenere mensilmente la quota di stipendio ceduta dai segretari comunali e di versarla all’ente cessionario nel mese successivo a quello cui la quota si riferisce. Qualora il versamento non sia stato effettuato per mancato pagamento dello stipendio, l’ente cessionario può richiedere al prefetto di promuovere i provvedimenti di cui agli articoli 242 e 243 del testo unico della legge comunale e provinciale, approvato con regio decreto 3 marzo 1934, n. 383. Qualora il versamento non sia stato effettuato per omissione dei provvedimenti necessari alla esecuzione della cessione, l’ente cessionario può esperire azione tanto contro il comune, quanto contro il segretario comunale e il sindaco, responsabili in proprio e solidamente.

Art.32
(Rischi che assume il Fondo con la garanzia – Conseguenti obblighi e diritti)

Con la prestazione della garanzia di cui al n. 1 dello art.16 il Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato assume i seguenti rischi.
a) morte del cedente prima che sia estinta la cessione;
b) cessazione del cedente dal servizio per qualunque causa, senza diritto a pensione, indennità o altro assegno di quiescenza, oppure con diritto ad assegno insufficiente al normale ammortamento del prestito;
c) riduzione dello stipendio o salario del cedente per effetto della quale non sia più consentita la ritenuta della intera quota ceduta. Il Fondo ha facoltà di adempiere l’obbligo della garanzia corrispondendo mensilmente la quota o parte di quota di stipendio o salario ceduta, per la quale sia venuta a mancare la possibilità di trattenuta ovvero riscattando la cessione con l’abbuono degli interessi in più percepiti dal cessionario. Il Fondo, nel rivalersi verso il cedente delle somme pagate per conto di lui, liquida a proprio favore gli interessi a scalare sulle somme stesse al saggio originario del contratto di mutuo fino alla scadenza del contratto ed al saggio legale civile dopo tale scadenza. Nel caso di cui alla lettera c) il Fondo ricupera le somme pagate per conto del cedente, con gli interessi, mediante il corrispondente prolungamento della ritenuta mensile sullo stipendio o salario, salva la facoltà di cui all’art.45.

Art.35
(Riduzione di stipendi o di salari gravati da cessione)

Qualora lo stipendio o salario gravato di cessione subisca una riduzione non superiore al terzo, la trattenuta continua ad essere effettuata nella misura stabilita. Ove la riduzione sia superiore al terzo, la trattenuta non può eccedere il quinto dello stipendio o salario ridotto. In tal caso la differenza con i relativi interessi è ricuperata dal Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato, mediante corrispondente prolungamento della ritenuta mensile, salva la facoltà di cui all’art.45.

Art.36
(Trattamento ai fini degli interessi delle quote scadute e non versate)
Ogni quota o parte di quota mensile di stipendio o salario ceduta, che per qualsiasi motivo non sia rilasciata dal debitore alla data della scadenza, produce interesse a favore dell’ente cessionario, allo stesso saggio al quale fu accordato il mutuo. Il Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato non corrisponde interessi sulle quote o parti di quote cedute che, per effetto della prestata garanzia, debba versare allo istituto cessionario. Il Fondo, qualora riscatti la cessione, corrisponde al cessionario gli interessi al saggio indicato nel primo comma, a decorrere dal giorno successivo alla data in cui si è verificato il fatto che ha determinato il riscatto, sempre che il cessionario faccia pervenire all’amministrazione del Fondo la denuncia del mancato pagamento, entro novanta giorni da quella data. In caso diverso gli interessi sono corrisposti a decorrere dal giorno successivo a quello del ricevimento della denuncia.

Art.37
(Rivalsa da parte del Fondo per errori od omissioni)

Il Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato ha facoltà di rivalersi, mediante ritenute sullo stipendio o salario, anche oltre il limite del quinto o fino al massimo di un terzo, di ogni suo credito derivante da errori od omissioni verificatisi nella concessione o garanzia di prestiti o nel corso dei relativi ammortamenti. In ogni caso, la ritenuta di cui al precedente comma, sommata alla quota ceduta, non può eccedere la metà dello stipendio o salario.

Art.38
(Estinzione anticipata di cessione)
Quando siano trascorsi almeno due anni dall’inizio di una cessione stipulata per un quinquennio od almeno quattro anni dall’inizio di una cessione stipulata per un decennio, il cedente ha facoltà di estinguerla mediante versamento dell’intero debito residuo. In tal caso, sull’importo di ciascuna quota mensile di stipendio o salario non ancora scaduta, il cessionario è tenuto a scontare l’interesse pel tempo in cui è anticipato il rispettivo pagamento, calcolando lo sconto allo stesso saggio al quale fu accordato il mutuo. Nello stesso caso il Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato è tenuto a restituire una quota del premio di garanzia riscosso a norma della lettera b) dell’art. 27, in relazione all’entità della somma pagata in anticipo e al periodo di abbreviazione della garanzia. Agli effetti dello sconto degli interessi e del premio di garanzia, il versamento a saldo si considera in ogni caso come avvenuto alla fine del mese in cui viene effettuato.

Art.39
(Rinnovo di cessione)

E’ vietato di contrarre una nuova cessione prima che siano trascorsi almeno due anni dall’inizio della cessione stipulata per un quinquennio o almeno quattro anni dallo inizio della cessione stipulata per un decennio, salvo che sia stata consentita l’estinzione anticipata della precedente cessione, nel qual caso può esserne contratta una nuova purché sia trascorso almeno un anno dall’anticipata estinzione. Qualora la precedente cessione non sia estinta, può esserne stipulata una nuova dopo la scadenza dei termini previsti nel precedente comma con lo stesso o con altro istituto, nei limiti di somma e di durata stabiliti negli articoli 5, 6 e 23, ed a condizione che il ricavato della nuova cessione sia destinato, sino a concorrente quantità, all’estinzione della cessione in corso. Anche prima che siano trascorsi due anni dall’inizio di una cessione quinquennale, può essere contratta la cessione decennale, quando questa si faccia per la prima volta, fermo restando l’obbligo di estinguere la precedente cessione.

Art.40
(Effetti di una nuova cessione in rapporto alla precedente)

In caso di nuova cessione, al primo cessionario è dovuta la restituzione della somma capitale ancora non rimborsata oltre gli interessi pattuiti e maturati fino a tutto il mese nel quale si effettua la restituzione, nonostante qualunque patto in contrario. Il fondo per il credito ai dipendenti dello Stato restituisce la quota del premio di garanzia a norma del terzo comma dell’art.38. Il mutuante deve pagare al primo cessionario il residuo suo credito contemporaneamente al pagamento al mutuatario del ricavato netto del nuovo mutuo. L’obbligo della garanzia da parte del Fondo e l’obbligo dell’amministrazione di versare le quote di ammortamento del prestito sono subordinati alla condizione che lo istituto mutuante adempia all’estinzione della precedente cessione.

Art.43
(Estensibilità dell’efficacia delle cessioni sui trattamenti di quiescenza)

Nel caso di cessazione dal servizio prima che sia estinta la cessione, l’efficacia di questa si estende di diritto sulla pensione o altro assegno continuativo equivalente, che al cedente venga liquidato in conseguenza della cessazione stessa, dalla amministrazione dalla quale dipendeva o da istituti di previdenza o di assicurazione ai quali fosse iscritto per effetto del rapporto di impiego o di lavoro, in base a disposizioni di leggi generali o speciali, di regolamenti organici o di contratto. La quota da trattenere non può eccedere il quinto della pensione o assegno continuativo. Qualora la cessazione dal servizio, anziché ad una pensione o altro assegno continuativo equivalente, dia diritto ad una somma una volta tanto, a titolo di indennità o di capitale assicurato a carico dell’amministrazione o di un istituto di previdenza o di assicurazione, tale somma è ritenuta fino alla concorrenza dell’intero residuo debito per cessione. Ove la ritenuta di cui al precedente comma estingua il mutuo anticipatamente, sono dovuti al debitore gli sconti contemplati nell’art.38.

Art.44
(Perseguibilità di somme dovute una volta tanto oltre gli assegni di quiescenza)

Quando l’impiegato o salariato all’atto della cessazione dal servizio, oltre alla pensione od altro assegno continuativo equivalente, abbia diritto, a qualsiasi titolo, a percepire una somma una volta tanto dall’amministrazione dalla quale dipende, l’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato può stabilire che tale somma sia ritenuta, in tutto o in parte, a scomputo del debito per cessione.

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