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  • Usura

    La parola “crisi” oggi in Italia è all’ordine del giorno: si parla di crisi economica, crisi sociale, crisi occupazionale, ect. Ed in effetti non si può negare che quando un paese si trova in difficoltà sul piano interno come oggi il nostro, gli effetti di questa situazione si ripercuotono inesorabilmente su ogni ambito della vita economica, finanziaria e sociale di tutte le categorie, nessuno escluso.
    Ma il vero problema di un paese in crisi, non sono solo le implicazioni dirette che questa crisi crea – ovvero disoccupazione, costo della vita alto, economia in stallo -; ma ancora più dannosi sono tutti quei pericoli che proprio in queste circostanze sono in agguato e nei quali è facile cadere, nella speranza di dare sollievo alla propria situazione personale. Uno di questo, senza dubbio uno dei più pericolosi è il rischio usura.


    Per testare il polso del rischio usura in Italia, diamo alcuni dati: il sovra indebitamento delle famiglie italiane lo scorso dicembre ha toccato la soglia del 217,4%, con un rischio usura dalla percentuale spaventosa: 148,2%. E le previsioni per il 2012 non sono certo confortanti: si stima infatti che le famiglie a rischio usura saranno oltre 2.900.000, mentre le piccole imprese passeranno i 2.400.000, secondo l’Associazione Contribuenti Italiani.


    Questi dati sono purtroppo solo indicativi ma già da soli danno l’idea della gravità della situazione e di come, in previsione dei prossimi mesi, non si vedono miglioramenti. Ma come mai  il fenomeno dell’usura sta aumentando così vertiginosamente? Certo, la crisi, come abbiamo detto in apertura, è una delle cause scatenanti questo tragico fenomeno. Ma va precisato che non è l’unica: l’aumento delle tasse al consumo e la grandissima difficoltà di accedere al credito bancario sono le altre due grandi cause da cui prende origine il fenomeno dell’usura dilagante di questi anni.


    Non potendo entrare nel merito dell’aumento delle quote esattoriali, andiamo ad analizzare invece il fenomeno della poca apertura al credito bancario.
    Come mai in un periodo così difficile da un punto di vista economico e finanziario, le banche chiudono ancora di più l’accesso al credito, invece di aprirlo maggiormente? La risposta è semplice e intuitiva: anche gli istituti di credito risentono della crisi e prestare liquidità attraverso il credito al consumo comporta un rischio maggiore. Rischio che necessariamente deve essere bilanciato da commissioni più alte che riducono quindi il numero di coloro che possiedono i requisiti di accesso al credito al consumo.
    Le banche però non sono l’unico mezzo per accedere al credito; esistono infatti società finanziarie legalmente riconosciute che possono fare le loro veci, permettendo un accesso al credito molto più ampio di quello degli istituti di credito e con la presentazione di minori garanzia.

    Alcuni esempi: la cessione del quinto, il prestito delega, le carte revolving, etc sono tutti strumenti attraverso i quali è possibile ottenere denaro contante, senza necessariamente presentare una garanzia immobiliare, un fideiussore o un passato finanziario limpido e immacolato.


    La cessione del quinto in prima fila e tutte queste forme di prestito non finalizzato che abbiamo appena citato sono un ottimo modo per arginare il muro impenetrabile delle banche nel caso si necessiti di liquidità immediata e risultano essere anche un piccolo freno alla cascata inesorabile del rischio usura, poiché in pochissimo tempo e con la sola presentazione del proprio stipendio permettono il ricevimento di denaro contante, da restituire con rate costanti trattenute direttamente dalla busta paga e a un tasso fisso di mercato.

    Lo Staff

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