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  • Cattivi pagatori: come non esserlo più!!!

    Uno studio pubblicato pochi giorni fa dal Sole 24Ore in tema di aumento del rischio di insolvenza a carico delle imprese eseguito da Euler Hermes, ovvero una società del gruppo Allianz prevede un forte rischio per le aziende italiane in questo anno appena iniziato di incappare in clienti insolventi: secondo lo studio si sfioreranno le 15 mila unità, con un aumento netto del 22% rispetto ai dati dell’anno precedente .
    Questa previsione è in linea con il resto dell’Eurozona, dove la crisi del debito ha provocato politiche interne discutibili e talvolta inappropriate nel tentativo di risollevare mercati ed economie.


    In questo contesto economico e prettamente industriale giocando dunque un ruolo fondamentali i soggetti economici anche più piccoli, come i semplici cittadini, coloro che più delle imprese, possono essere insolventi, creando così per l’industria una forte percezione di rischio e per sé stessi un grande limite nel compiere azioni finanziarie al consumo.
    Chi risulta insolvente infatti entra a far parte di quella che nel linguaggio comune viene definita la categoria dei cattivi pagatori, ovvero quei soggetti economici che non hanno rispettato una scadenza di pagamento di un prestito o di una rata di rimborso per almeno due mesi oppure per almeno tre scadenze.

    Quando si verifica questa spiacevole situazione di ritardo, l’insolvente viene automaticamente iscritto nelle banche date delle centrali di rischio, entrando a far parte appunto dei “cattivi pagatori”. L’appartenenza a questa black list si traduce in sintesi nell’estrema difficoltà di accesso al credito, poiché si diventa necessariamente cliente sgradito per gli enti bancari.
    Le banche dati delle centrale di rischio, tra cui la più importante è la CRIF, vengono gestite da società private che, a fronte dell’accesso alle informazioni, vengono pagate da parte delle banche. Dunque quando si formalizza una richiesta di prestito o mutuo a una banca, il primo passaggio che il nostro interlocutore compirà, sarà quello di verificare lil nostro stato finanziario, accedendo a queste banche dati e controllando il nostro grado di solvibilità.

    Anche i privati hanno accesso alle informazioni delle centrali di rischio e possono richiederle tramite raccomandata direttamente alle società private che le gestiscono. Solitamente questo accade quando si vuole richiedere la propria cancellazione dalla banca dati. Mentre per la cancellazione delle informazioni positive sul proprio passato finanziario è immediata e senza vincoli, per poter cancellare le informazioni che riguardano un problema di insolvenza l’iter è un po’ più complesso.

    A tale proposito lo stesso garante della privacy si è espresso, creando una vera e propria tabella temporale di cancellazione in base all’informazione registrata che vi riportiamo riassunta qui sotto:
    – Richieste di finanziamento rifiutate: 1 mese
    – Ritardi di pagamento inferiori ai 2 mesi e fino a 2 rate: 12 mesi dalla regolarizzazione
    – Ritardi oltre i 2 mesi e oltre le 2 rate: 24 mesi dalla regolarizzazione
    – Morosità non sanate: 36 mesi dalla scadenza del contratto.

    In base a questa tabella quindi, alla scadenza prevista rispetto al ritardo accumulato, la cancellazione dalle banche dati delle centrali di rischio dovrebbe essere automatica.
    Spesso però questo automatismo non funzione ed ecco quindi che è possibile intervenire attraverso una raccomandata diretta alla società che gestisce i dati con la richiesta formalizzata di cancellazione.
    Diffidate quindi da quelle società che vi garantiscono una cancellazione precoce della segnalazione! Questo non è possibile: le tempistiche sono ben scandite e non possono essere in alcun modo anticipate.
    Questo però non significa che fino alla cancellazione non si possa avere accesso ai prodotti finanziari al consumo; per i cattivi pagatori infatti la possibilità di un prestito non finalizzato è comunque possibile attraverso la cessione del quinto.

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